Perchè stiamo facendo un orto sinergico

L’orto sinergico del villaggio verde 

(VIDEO)

L’orto sinergico è fatto in modo che gli interventi umani facilitino tutti i processi favorevoli all’autofertilizzazione del suolo. La posizione delle piante non è casuale, è tutto pensato affichè ogni pianta sia protetta dalle piante circostanti e a sua volta le protegga, in una sinergia, appunto, positiva e dinamica.

Nell’orto sinergico non si rigira la terra ma la si smuove, solo con un forcone, per facilitare l’entrata dell’aria. Al primo impianto si usa fare dei bancali, aiuole a cumulo composte da diversi strati di legno, foglie, scarti vegetali, terra e infine paglia per pacciamare. La pacciamatura è fodamentale, in quanto trattiene l’umidità al suolo e gli forniscce del buon materiale organico.

(da: http://www.aamterranuova.it/Ecovillaggi-e-cohousing/L-abbondanza-dell-orto-sinergico)

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FOTO ORTO SCOTELLARO

COPERTINO (LE)

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Orto Scotellaro

A Copertino è partito l’ ORTO SCOTELLARO, il primo orto comune sinergico!

Ogni sabato dalle 8e30 alle 12e30

Tra zappe, chiacchiere, pale, risate, piante, semi e insalate coltiviamo nuove relazioni sociali, impolliniamo i nostri immaginari, traspassiamo confini e tessiamo rami, dita, sogni e radici. per difendere il genuino, per conoscere il contadino, per popolare i campi e diventare proprio tanti.

Tra alberi, insalate, legumi, verdure, piante aromatiche, compost e tanto altro!!

Per maggiori informazioni …

Se vuoi passare a buttare un occhio e una zappata …

Se vuoi unirti a noi

 Scrivi a: agricolturabenecomune@gmail.com

L’Orto Scotellaro è in Via Rocco Scotellaro a Copertino, nei pressi della strada Copertino-Galatina

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IL DIRITTO DI PIANTARE E COLTIVARE LIBERAMENTE VERRÀ PRESTO VIETATO?

Potete trovare l’articolo originale alla seguente pagina del sito ComeDon Chisciotte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9710  


 

DI SOPHIE CHAPELLE

Basta!

 

 

Le multinazionali sementiere vogliono rendere i contadini prigionieri… con la legge. I deputati devono esaminare tra qualche giorno un testo che instaura un “contributo volontario obbligatorio”, una vera decima sui semi. Riseminare liberamente il proprio raccolto o scambiare le varietà di piante diventerà illegale. Preoccupati di preservare l’autonomia alimentare, alcuni contadini e cittadini fanno resistenza.

Domani, grani e semi forse non saranno più liberi. Alcuni agricoltori si preoccupano di una proposta di legge votata dal Senato lo scorso 8 luglio, e che l’assemblea nazionale ha appena approvato il 28 novembre e che viene già applicata per decreto sulle produzioni di grano tenero. Se volessero conservare una parte del loro raccolto per riseminarla l’anno seguente (cosa c’è di più naturale?), i produttori di grano tenero dovranno pagare un canone chiamato “Contributo volontario obbligatorio” (sic). “L’obbiettivo di questa nuova proposta di legge è di estendere questo meccanismo a tutti i contadini”, avverte Guy Kastler, della Réseau semences paysannes. Ogni volta che coltiveremo un ettaro, si prenderanno un po’ di denaro delle nostre tasche per pagare i detentori di proprietà intellettuale”. La legge prevede di considerare la riproduzione delle sementi in azienda, senza pagare questa decima moderna ai “proprietari”, come una truffa [1]. Il raccolto potrà essere requisito.

Chi sono questi proprietari di sementi a cui verrà versato il “contributo volontario”? Da 1949 ogni varietà di seme messo sul mercato deve essere iscritta obbligatoriamente sul catalogo gestito dall’ufficio comunitario delle varietà vegetali (OCVV), la cui sede è ad Angers [2]. Questo ufficio accorda un diritto di proprietà intellettuale di una durata che va dai 25 ai 30 anni, all'”ottenitore”, quello che ha selezionato questa varietà. I principali detentori di questi “certificati di ottenimento vegetale” [3] sono nient’altro che le grandi multinazionali sementiere: Bayer, Limagrain, Monsanto, Pioneer, Vilmorin o Syngenta. Tutti riuniti in seno all’Unione francese delle sementiere che avrebbe fortemente appoggiato il progetto di legge.

Rendere i contadini prigionieri

“Il fatto che l’ottenitore sia retribuito per il suo lavoro di ricerca non ci dà problemi”, spiega Jean-Pierre Lebrun, un agricoltore biologico in pensione: “In compenso, ci siamo opposti a quello che questi ottenitori recuperano delle tasse sul lavoro di selezione che realizziamo nelle nostre fattorie.” Con altri contadini e dei consumatori preoccupati di preservare l’autonomia alimentare, Jean-Pierre si è diretto questo 19 novembre ad Angers per “sbattezzare” l’OCVV,rinominandolo “Ufficio comunitario della confisca dei semi”. Un gesto simbolico che la dice lunga sulle minacce che pesano sull’avvenire della nostra alimentazione.

Yves Manguy, agricoltore in pensione, conosce bene i semi di fattoria, questi semi raccolti a partire da varietà selezionate dall’industria sementiera, ma moltiplicate dallo stesso agricoltore per preoccupazione economiche e per l’indipendenza. Per questo vecchio portavoce del Coordinamento nazionale per la difesa delle sementi fattrici (CNDSF), l’obiettivo delle aziende sementiere è chiaro: “Vogliono instaurare un mercato prigioniero, in cui gli agricoltori acquistano da loro I semi e che non possano più fare da soli. La legge in preparazione non vieta completamente, ma restringere il diritto di tenere semi in fattoria.” Il testo propone così di autorizzare i semi in fattoria solo per 21 specie in cambio del pagamento del Contributo volontario obbligatorio, e di vietare questa pratica per tutte le altre specie.

“Non è la ricerca che vogliono rimunerare ma gli azionisti”

Perché questo canone? Ufficialmente, per finanziare la ricerca. L’85% delle somme raccolte dal Contributo volontario obbligatorio vengono riversate direttamente agli ottenitori e il 15% serve ad alimentare i Fondi di sostegno all’ottenimento vegetale in grano tenero“Gli obiettivi di sicurezza e di qualità alimentare devono essere definiti dal pubblico, e non solo dalla ricerca del profitto delle imprese sementiere private”, afferma la Confederazione contadina. Secondo il sindacato, l’applicazione della proposta di legge causerebbe un prelievo supplementare sul reddito degli agricoltori francesi stimato in 35 milioni di euro. “La ricerca deve essere finanziata anche dal pubblico e non dai soli agricoltori. Conviene mettere in opera un meccanismo di finanziamento pubblico della ricerca”, dichiara la Confederazione contadina. Il sindacato teme che l’Unione francese delle sementiere voglia triplicare il canone (in questo momento circa 3,50 euro per ettaro).

Delle carote illegali e dei cavoli clandestini

Non lontano dall’Ufficio comunitario delle varietà vegetali, in una piazza di Pilori nella zona pedonale di Angers, si svolgono gli incontri sulle sementi contadine e fattrici di Angers. Qui ci sono artigiani sementieri condividono una stessa passione, quella della selezione, della conservazione, della moltiplicazione e dello scambio dei semi. François Delmond è membro dell’associazione “Divoratori di Carote” che salvaguardano le varietà ortive tradizionali minacciate di estinzione. Nello stand parecchie varietà di carote e di cavoli rossi vengono proposte per la degustazione. Le reazioni variano da “Sorprendente, quella là” questa ha un gusto di nocciola molto forte, non è vero?” Per Francesco, queste degustazioni sono l’opportunità di mostrare l’impatto delle scelte varietali sulla qualità del gusto.

“Quella che mangiate è una varietà di carota illegale perché è stata radiata del catalogo, non rispettava i criteri”, spiega Francesco a una passante. Tra il 1954 (data di esistenza del primo catalogo delle varietà di ortaggi) e il 2002 l’80% delle varietà sono stati radiate del catalogo a causa di una regolamentazione sempre più stringente: “Ciò che vogliamo, è la libertà di fare il nostro lavoro in anima e coscienza, la libertà del giardiniere di seminare la varietà che vuole e la libertà del consumatore di accedere ad alimenti differenti.” Una libertà che contribuisce all’aumento e alla conservazione della biodiversità coltivata, alla riduzione dell’utilizzo dei pesticidi, così come allo sviluppo di varietà adattate alla loro terra e alle variazioni climatiche.

Ribellione contro la decima delle multinazionali

Una campagna per una legge di riconoscimento positivo dei diritti degli agricoltori e dei giardinieri sui semi sta per essere lanciata da parecchie organizzazioni. “I diritti degli agricoltori di conservare, riseminare, scambiare e vendere i propri semi, di proteggerli dalle biopiraterie e delle contaminazioni degli OGM brevettati e di partecipare alle decisioni nazionali che riguardano le biodiversità coltivate vengono riconosciuti dal Trattato internazionale sui semi approvato nel 2005 dal Parlamento francese”, ricorda Anne-Charlotte Moÿincaricata delle questioni giuridiche alla Réseau semences paysannes. Ora, una serie di regolamenti europei e di leggi nazionali conduce progressivamente alla loro totale interdizione.

La proposta di legge relativa ai certificati di ottenimento vegetale deve essere dibattuta il 28 novembre all’Assemblea Nazionale. È ancora possibile partecipare alla cyberazione che ha raccolto già più di 14.000 firme ed è previsto un concentramento di fronte all’Assemblea.“Dobbiamo restare in mobilitazione”, avverte Guy Kastler, per non lasciare l’alimentazione nelle mani di alcune multinazionali: “Tre secoli fa, i contadini versavano la decima o erano costretti alle corvée per il profitto del signore locale, proprietario delle terre. Oggi, questo dominio si è spostato ai semi.”

Note:

[1] Leggere su questo argomento Comment les semenciers tentent d’asservir l’agriculture paysanne.

[2] Per essere iscritte, le varietà devono rispondere a tre criteri: la distinzione, ossia la varietà deve essere nettamente distinta di tutta le altre varietà note; l’omogeneità, che la varietà sia sufficientemente uniforme nei suoi caratteri peculiari; la stabilità, ossia che la varietà resti conforme alla definizione dei suoi caratteri essenziali dopo essere stata riprodotta o moltiplicata.

[3] In Europa si utilizza il termine di “certificato di ottenimento vegetale” che protegge una varietà. Il suo equivalente oltre Atlantico è il brevetto che protegge il codice genetico contenuta in una varietà. Di colpo, una pianta diventa oggetto di un doppio diritto di proprietà intellettuale.

 

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Fonte: Le droit de planter et cultiver librement bientôt interdit ?

24.11.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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La t/Terra e la crescita

la t/Terra e la crescita

 

L’agricoltura è oggi un nodo centrale dove si intersecano quasi tutti i piani di liberazione e i dispositivi di dominio. Ammesso e non concesso che fino agli anni ’80 ci sia stata una centralità della classe operaia impiegata nella fabbrica fordista, ora questa centralità – almeno in parte – passa di nuovo dall’agricoltura, che è un vero paradigma della biopolitica contemporanea. Ambiente, multinazionali, ogm, biotecnologie, biodiversità, lavoro migrante, controllo del territorio, agroenergia… fino alla svalutazione dell’esperienza sensoriale, sono tutti nodi che intrecciano il settore dell’agricoltura. Basta pensare a ciò che unisce il processo di trasformazione dell’agricoltura e del sistema alimentare alle lotte per i diritti. Entrambe dipendono sempre più dalla produzione e dal controllo dell’informazione. Dell’informazione genetica per quel che riguarda l’agricoltura. Una delle lotte più interessanti degli ultimi anni è quella contro le multinazionali che rivendicano la proprietà dell’informazione genetica contenuta nei semi. Ecco allora che culture materiali, agricoltura e culture immateriali e cognitive si intersecano proprio nel campo dell’agricoltura. Una cospirazione sociale deve partire anche da una nuova agricoltura che valorizza la biodiversità, che comprende tra i propri obiettivi la qualità delle relazioni sociali (che altro non sono che i rapporti di produzione), la qualità dei prodotti e lo sviluppo equilibrato tra agricoltura, turismo responsabile, cultura. Proprio per questo è necessario anche una mutazione nella lettura del nodo “agricoltura” e un cambiamento dell’immaginario, per proporre nuove e più efficaci strategie.

Negli ultimi mesi  l’ambiente e l’agricoltura sono scomparsi dai radar, soffocati dalla paura dello spread, della crisi, del default. Non solo in Italia ma in tutta Europa e in tutto il mondo. Si è appena chiuso a Durban la Cop 17, l’ultima conferenza sul rinnovo degli accordi di Kyoto per il contenimento delle emissioni che sono all’origine dei cambiamenti climatici. Scienziati di tutto il mondo, insistono nel mettere in guardia i governi che il tempo per evitare una catastrofe irreversibile che cambierà i connotati del pianeta Terra e le condizioni di sopravvivenza della specie umana sta per scadere; e che misure drastiche devono essere adottate per realizzare subito un cambio di rotta. Ma a Durban, come a Cancun (2010) o a Copenhagen (2009) non è successo nulla! Se i media avessero dedicato alla minaccia di questa catastrofe imminente anche solo la metà dell’attenzione dedicata allo spread, il 99 per cento della popolazione mondiale sarebbe scesa in piazza con i forconi.

 

Il Pianeta  viene sconvolto sempre più dal dissesto di interi territori, con morti e danni incalcolabili. Cielo (clima) e terra (suolo) si uniscono nel provocare disastri che non hanno altra origine che l’incuria e il profitto, e che mille “piccole opere” di salvaguardia del territorio (invece di poche “Grandi opere” che concorrono al suo dissesto) potrebbero invece prevenire.
Di tutto questo non troverete la minima traccia nella presentazione del nuovo governo, dove le parole ambiente e agricoltura non vengono mai nominate. La cultura ambientale, paesaggistica, agricola… che sono ormai “scienza della sopravvivenza”, sono fuori dall’orizzonte mentale di Mario Monti, e dei suoi ministri (il nuovo ministro dell’Ambiente, da sempre oppositore degli accordi di Kyoto, ha riproposto l’opzione nucleare all’indomani del referendum che l’ha affossata. D’altronde è sempre stato lui il vero ministro, dietro la faccia della Prestigiacomo: alla faccia della  “discontinuità”).
Eppure la cultura ambientale potrebbe e dovrebbe essere una bussola per il cambiamento del sistema economico (e di ogni prodotto che usiamo o consumiamo, dalla culla alla tomba). È necessario mettere al centro del programma di mutazione una vera politica agroalimentare, una politica di salvaguardia dell’ambiente. Compito dei governi  è rilanciare la “crescita” (una delle parole più vuote del vocabolario politico). Dalla “crescita” dipenderebbe il rilancio dell’occupazione, la salvaguardia di quel che resta del welfare, il futuro e la dignità di tutti quelli che oggi sono ai margini del mercato del lavoro o tartassati da un’occupazione precaria. Ma la “crescita”, per Monti e quelli come lui è solo un rapporto contabile: quello tra Pil e debito. Il liberismo (chiamiamolo con il suo nome: capitalismo) è comunque e sempre una rappresentazione falsa, mitologica e sviante della realtà, che impedisce di capire quello che succede nel mondo e, soprattutto, fa da copertura a interessi che stanno portando il pianeta, e la sua economia, verso il disastro. Una cultura vuota e pericolosa, una “dittatura dell’ignoranza”.

Il terreno su cui ciascuno di noi – ciascuno di coloro che sentono di appartenere a quel 99 per cento degli abitanti della terra calpestato dagli interessi del rimanente 1 per cento – si dovrà misurare con questo governo nei prossimi mesi e anni, ma – non illudiamoci – anche con governi futuri, è dunque innanzitutto il confronto tra la cultura espressa dai governi stessi e una cultura totalmente altra; tra le conseguenze e le iniziative che derivano da queste opposte visioni. Loro possono contare sulla forza del denaro e sulla forza delle armi – quelle impiegate in Iraq, in Libia e in Afganistan, tutti “episodi” di cui Monti nemmeno fa cenno – ma anche quelle della militarizzazione della Val di Susa e dell’inceneritore di Napoli: per imporre a una popolazione renitente quelle Grandi opere che uccidono territorio, socialità e salute. Noi invece possiamo contare su un moto di indignazione che ribolle in tutto il mondo, sulla consapevolezza di dover salvare la Terra e le nostre vite dal disastro – e sulla volontà di farlo – ma anche su mille e mille esperienze e pratiche di lotta, di organizzazione, di modi di lavorare, di stare insieme, di consumare e di produrre, dentro cui sono cresciuti i nostri saperi e la nostra cultura. Tutte cose poco appariscenti che oggi possono sembrare piccole e insignificanti, ma che sono il sale della t/Terra e una bussola per navigare verso il futuro. Questi saperi dobbiamo valorizzarli e diffonderli; fare di tutti coloro che ci circondano e con cui entriamo in rapporto degli “esperti” di vere fonti rinnovabili, di efficienza energetica, di agricoltura contadina, di alimentazione sana, di gestione dei suoli…  perché è con queste conoscenze che si costruiscono le piattaforme rivendicative condivise e l’autogoverno dei territori. Questa – chiamiamola come vogliamo – è la nostra crescita.

agricolturabenecomune

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Conferenza/assemblea a Lecce – 1 dicembre 2011

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Festa dei contadini, festa di tutti!

AGRICOLTURA BENE COMUNE

Festa dei contadini, festa di tutti!

5 agosto – Video della serata

 

Venerdì 5 agosto, a Sannicola (Le), presso gli spazi della Cooperativa olearia sannicolese (via Provinciale per Alezio), si svolgerà l’evento Agricoltura bene comune. Festa dei contadini, festa di tutti!

Si inizia alle 18.30 con l’apertura del Mercato dei contadini e piccoli artigiani del gusto della provincia, che presenteranno i prodotti della terra e del proprio lavoro: frutta e ortaggi di stagione, formaggi, salumi, pane, friselle, taralli, miele, vino, olio, marmellate, conserve e altre buone cose che celebrano colori e sapori dell’agricoltura genuina.

Alle 20.00: presentazione e proiezione del documentario “Genuino Clandestino” realizzato dal collettivo InsuTV in collaborazione con Campi Aperti, terra terra, Ragnatela Autoproduzioni, Etain e il mercatino itinerante, su esperienze di lavoro e resistenza di giovani contadini, allevatori, produttori e artigiani.

Alle 21.00:  incontro-dibattito aperto “Contaddizioni e nuovi orizzontidell’ agricoltura contadina locale e planetaria”per riflettere sulla situazione dell’agricoltura contadina locale e per definire le progettualità e le pratiche concrete dell’Agricoltura bene comune. Assieme ai docenti dell’ Università della Calabria Giordano Sivini e Ada Cavazzani (che da anni si occupano di queste tematiche), Michela Polito, portavoce di Campi Aperti (rete italiana di piccoli contadini), a Michela Cusano, di Movimento Terre (rete di cooperazione tra produttori, gruppi d’acquisto solidale e attivisti), e ai portavoce delle Brigate di Solidarietà Attiva (che hanno accompagnato l’esperienza dei braccianti-migranti contro lo sfruttamento e il lavoro nero). Un momento importante anche per discutere delle lotte dei braccianti-migranti di Nardò (vedi comunicato in calce).

23.00-01.00: la serata continua con degustazioni di molte buonezze, reading di poesie (Gianluigi Lazzari), musica live (Le Scatole di Legno) e dj-set (Tupak).

L’iniziativa fa parte del percorso che il gruppo “Agricoltura Bene Comune” ha intrapreso per difendere e valorizzare l’agricoltura contadina, con la consapevolezza che la terra è una risorsa economica, sociale e ambientale, e in quanto tale una fonte di impiego, di relazioni e di biodiversità. L’agricoltura è un bene comune, così come l’acqua e l’aria. Un’ecologia sociale deve partire dall’agricoltura contadina che valorizza la biodiversità, che racchiude dentro ai propri obiettivi anche il paesaggio naturale e la sua preservazione. Lo sviluppo equilibrato di agricoltura contadina, turismo, cultura, è la chiave di volta per la valorizzazione del territorio e non la sua depauperazione, causata invece da monocolture, turismo irresponsabile, svendita del territorio. Per difendere il lavoro dei piccoli contadini, per cercare soluzioni alternative alle contraddizioni che viviamo e per impollinare nuove pratiche economiche, sociali e ambientali, Agricoltura Bene Comune si propone di coinvolgere studenti, disoccupati, ricercatori, migranti, professionisti, attivisti, mediattivisti, creativi  e non ultimi i consumatori critici, attori che possono chiudere un circuito virtuoso tra produzione e consumo.

In merito alle proteste del settore agricolo in provincia di Lecce

Quello che è successo in queste settimane nell’ambito dell’agricoltura pugliese, e salentina in particolare, è molto significativo e merita delle ponderate riflessioni. La manifestazione dei coltivatori di angurie che una decina di giorni fa hanno invaso  la statale 101 e gli scioperi dei lavoratori stagionali che da tre giorni incrociano le braccia nell’agro neretino sono le due facce della stessa medaglia. Agricoltura Bene Comune esprime solidarietà ai partecipanti di queste manifestazioni, condividendone gli intenti e le ragioni, ma sottolineando la necessità di contestualizzare le questioni particolari sollevate  all’interno delle dinamiche di sfruttamento che attanagliano  l’agricoltura planetaria e locale.

La sfida del futuro sarà valorizzare assieme un’agricoltura contadina senza lavoro nero, inquinamento e sfruttamento e un’agricoltura contadina che valorizzi il territorio. Di questi e di altri problemi si discuterà venerdì 5 agosto, alle ore 21, nell’ambito della manifestazione “Agricoltura Bene Comune. Festa dei contadini, Festa di tutti!”.

Per informazioni:

Angela 338 5962404

Ivano 38990861680

Marc 3393667470

agricolturabenecomune@gmail.com

 

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